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Valentina Piccinni e Jean Marc Caimi

Fastidiosa

Nella penisola salentina, in Puglia, negli ultimi sette anni, la Xylella Fastidiosa – un batterio patogeno – ha causato la diffusione di una rapida sindrome da disseccamento degli ulivi, un’emergenza fitosanitaria che uccide gli alberi in poco tempo. Il cambiamento climatico e l’uso di pesticidi sono stati identificati come alcuni dei fattori responsabili dell’indebolimento del sistema immunitario degli alberi, un fattore che ha favorito la forte diffusione dell’epidemia.

Seguiamo la vicenda dal 2016, quando l’epidemia era appena scoppiata nella zona di Gallipoli (LE), portando a termine da allora un lavoro documentario a più livelli. In meno di due anni, migliaia di agricoltori salentini hanno perso il lavoro di una vita e anche i propri risparmi spesi in trattamenti per gli ulivi che si sono rivelati inefficaci. La malattia sta facendo crollare l’intera economia agricola salentina e non solo. Le ripercussioni sono drammatiche sul paesaggio, sulla vita quotidiana della popolazione e su un patrimonio umano e culturale unico.

L’origine dell’epidemia non è certa e non è ancora stata trovata una soluzione per fermarla. Ma di recente stanno emergendo risultati promettenti dalla creazione di un ‘super-albero’ immune alla Xylella. Con il sostegno della comunità scientifica, gli agronomi locali stanno collaborando con gli agricoltori per cercare nei campi devastati dall’epidemia i germogli di olivo selvatico sopravvissuti.

Questi ‘germogli della salvezza’ vengono utilizzati per eseguire vari esperimenti. Alcuni sono innestati su alberi antichi morenti in ettari di campi dedicati alla ricerca scientifica. Altri sono selezionati, coltivati in serre speciali e testati per verificarne la resistenza al batterio.

Ciò che rende eccezionale tale ricerca è che il successo finale di questi test, con la creazione di un ‘super-albero’ locale, escluderà la soluzione di un reimpianto di massa di olivi globalizzati, come il Leccino o l’FS17 modificati in laboratorio, che porterebbe alla cancellazione di tutte le specificità locali e della biodiversità, fattori cruciali per la sostenibilità del prossimo futuro del settore oleario.

Biografia

Jean-Marc Caimi (1966, Parigi, Francia) e Valentina Piccinni (1982, Bari, Italia) collaborano dal 2013 nella realizzazione di progetti fotografici documentari e personali. Si concentrano su soggetti contemporanei, con particolare attenzione agli aspetti umani di ogni storia. I loro lavori sono pubblicati sui magazine The Guardian, Der Spiegel, Le Monde, L’Espresso, Internazionale, Wired, GQ, Newsweek, The Sunday Times. Hanno ricevuto numerosi premi, fra questi: Planches Contact 2021, Premio ISPA per la migliore storia fotografica, Sistema Festival “Reset” Award, SWPA 2019 nella categoria “Discovery”, Istanbul Photo Book Award 2018. Espongono in Europa e in Asia presso gallerie e festival, come la Biennale Für Aktuelle Fotografie (Mannheim, Germania), il Delhi Photo Festival (India), Fotoleggendo e PhEST (Italia). Hanno pubblicato 6 libri, tra cui Fastidiosa e En Présence De L’Absence

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Fastidiosa

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